retribuzione professionale docenti RPD

Il Tribunale di Torre Annunziata riconosce ad una docente precaria la retribuzione professionale docenti (RPD)

Con Sentenza del 27 Marzo 2023 il Tribunale di Torre Annunziata in funzione di Giudice del Lavoro ha accolto il ricorso per il riconoscimento della retribuzione professionale docenti presentato dagli avvocati di Giustizia Scuola.

Il ricorso dello studio legale ha consentito ad una docente, che aveva in precedenza svolto con l’amministrazione scolastica rapporti di lavoro brevi e saltuari, di ottenere la retribuzione professionale docenti – RPD pari ad euro 174,50 per ogni 30 giorni di lavoro prestato, per una somma totale di euro 1.413,00.

La pronuncia fa seguito ad altri numerosi accoglimenti ottenuti da Giustizia Scuola in altri Tribunali di Italia sempre in favore di docenti precari ai quali l’amministrazione scolastica, ingiustamente ed in maniera discriminatoria, continuava a corrispondere stipendi decurtati della somma di euro 174,50.

La tesi difensiva affonda le proprie radici nella pronuncia della Suprema Corte di Cassazione del 27.7.2018 n. 20015, la quale ha statuito che “L’art. 7, comma 1, del c.c.n.l. per il personale del comparto scuola del 15 marzo 2001, che attribuisce la “retribuzione professionale docenti” a tutto il personale docente ed educativo, si interpreta – alla luce del principio di non discriminazione di cui alla clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE – nel senso di ricomprendere nella previsione anche tutti gli assunti a tempo determinato, a prescindere dalle diverse tipologie di incarico previste dalla L. n. 124 del 1999, sicché il successivo richiamo contenuto nel comma 3 alle “modalità stabilite dall’art. 25 del c.c.n.i. del 31.8.1999” deve intendersi limitato ai soli criteri di quantificazione e di corresponsione del trattamento accessorio e non si estende all’individuazione delle categorie di personale richiamate dal predetto contratto collettivo integrativo” (nelle stesso senso, più recentemente, Cass. civ. sez. lav., ordinanza 5.3.2020, n. 6293/2020).

Ancora una volta giustizia è fatta.

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